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Fried my little brains

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Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Ven Giu 22, 2018 7:05 pm

La figura incappucciata portava i segni delle Leonesse dell’Ovest - per questo e per il fatto che portava un messaggio - venne fatta entrare.
Era stanca, debole, gli occhi scavati ed emanava un odore orrendo - di sudore, sangue e fango.
Le due guardie non nascosero il disgusto e si coprirono il naso.
Lei non ci fece caso, incespicò e chiese di vedere i loro comandanti perché portava un messaggio dall’Ovest - da Katia - dalla sua tribù. Un messaggio importante, disse, perché lei era l’unica di cento che era riuscita a passare.
La controllarono velocemente e le chiesero di lasciare le sue armi nella guardiola, la giovane leonessa accettò senza protestare e si fece scortare verso le caserme dove risiedevano il plotone Emidees e l’XXX.
Le due guardie, controvoglia, dovettero sorreggerla ben due volte tanto era debole e spossata dal lungo tragitto. Uno dei due, mosso a pietà, si fermò e le offrì dell’acqua che lei rifiutò. Doveva assolutamente consegnare subito il suo messaggio. Aveva negli occhi, scavati e circondati da borse e occhiaie nere, una certa urgenza.
Arrivati alla caserma, uno dei due soldati, corse dentro ad avvisare qualcuno che chiamasse a sua volta i suoi superiori.
Il soldato che rimase con lei era quello che le aveva offerto l’acqua, il più gentile, che la sorresse quando ebbe una specie di mancamento.


Una vertigine disse, ma le mani - adesso - le tremavano spaventosamente.


Uscirono il colonnello Jelly Fish e Monroe: entrambi fissarono la leonessa.
Il soldato al loro fianco alzò gli occhi verso i suoi superiori, mentre la leonessa stramazzava a terra buttando gli occhi all'indietro.
Si aggrappò all'uomo facendolo cadere a terra, mentre gli chiedeva aiuto.
Era in preda a tremende convulsioni e dalla bocca le usciva un fiume di sangue e bava.

Si era morsa la lingua.
Poi si spense, gli occhi spalancati, smise di muoversi.

Jelly e Monroe avevano osservato la scena ed avevano già allarmato dei medici pronti a soccorrere la donna, ma ormai era troppo tardi.
Il soldato teneva il corpo della guerriera fra le braccia.

Un rantolo.
Uno scatto fulmineo.
La bocca della leonessa che si chiuse sulla carotide del povero soldato.

Rimasero tutti pietrificati.

La donna cadde a terra e si rialzò fulminea.
Gli occhi iniettati di sangue, la pelle bianca, le vene nere.

Monroe prese una pistola e le sparò alla testa.
Veloce sparò anche al soldato agonizzante a terra.

Dalla testa della leonessa, fuoriuscì un fiotto di sangue nero misto a poltiglia grigiastra.


Il messaggio era chiaro a tutti.



Urania.
fine giugno 2118.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Lun Giu 25, 2018 8:22 am

Gli ex-Ribelli sfilano per la via centrale di Urania, sotto lo sguardo della popolazione. Alcuni sorridono fieri, altri tengono lo sguardo basso in preda ai ricordi, ma quasi tutti si sentono fuori posto: ospiti in una città che non gli appartiene.

---

Emidees è deserta. La stessa città che ha ospitato così tanti ricordi, ora è una città fantasma.
Nel corso dell’ultimo anno, tutti I Ribelli si sono trasferiti verso luoghi dove poter avere uno stile di vita migliore.


---
Il Presidente Roland è sorridente, mentre parla alla folla dal palco. Dietro di lui ci sono i suoi avversari verso la corsa alla Presidenza, i Ministri e gli Ufficiali del Libero Esercito.
UN ANNO FA SEGNAVAMO UNA GROSSA VITTORIA CONTRO ALLEISTER! IN QUESTO GIORNO MOLTI EROI SONO MORTI! UN ANNO DOPO SIAMO QUI, NELLA CITTÀ CHE CI APPARTIENE PER DIRITTO. LA TIRANNA SI È RITIRATA – COSÌ COME FECE IL SUO ESERCITO AD EMIDEES! RICORDATE ORA ED IN TUTTI I GIORNI A VENIRE-


---

I due passano davanti all’infermieria: le brande e gli strumenti sono ricoperti da uno strato di polvere e sabbia.




Va tutto bene Jelly. Sei al sicuro ora.” Parla lentamente, mentre le mani esperte vanno ad iniettare della morfina nella gamba martoriata. 




---

DI COME UNA CITTÀ COMPOSTA DA MACERIE E BARACCHE,

---

Avitano accuratamente le baracche che appartenevano a Psyko ed a Paddy.
Camminano lenti, di fianco al Centro Comando.




Il Generale si mette a tracolla un fucile.
E ora abbiamo dieci minuti per evacuare il centro comando. Ci muoveremo velocemente."



---

DI COME DEGLI UOMINI E DELLE DONNE CHE SOGNAVANO LA LIBERTÀ ED UN MONDO MIGLIORE,


---

Proseguono in silenzio, verso i sobborghi della città. I canali di scolo sono ormai in secca e i brandelli delle divise sporche di sangue sono stati spazzati via dal vento.




Qui non ce la faremo Sergente, te l'avevo detto che si erano dimenticati di noi. Ora siamo proprio soli in territorio nemico e non riesco a trascinarti fino ad Urania. Smettila di dormire ed aiutami.
Sergente? Sergente?! Joe mi senti cazzo ?! Merda è andato.


La ritirata è lenta e sfiancante. L'epidemia di dissenteria falcia gli uomini. La difficoltà nel reperire l'acqua sufficiente e l'impossibilità di riposarsi uccidono più delle pallottole e delle lame dei ribelli.
Tra le rovine la battaglia si fa disperata, i soldati di Alleister sono stanchi e provati ma i soldati modificati e potenziati dalla perversa scienza di Alleister sono nemici ostici. I ribelli faticano ad ostacolare la ritirata dei loro nemici. Gli scontri sono violenti e sanguinosi, i ribelli usano la tattica e le imboscate per decimare il nemico, i soldati di Alleister combattono disperatamente per salvare le loro vite, combattono per paura. Migliaia di uomini con decine di mezzi si ritirano faticosamente, tutto quello che non può essere portato via viene distrutto.






---

RESISTETTERO AGLI ATTACCHI NEMICI. RESISTETTERO ALLA POTENZA BELLICA NEMICA.

---

Si fermano in uno spiazzo, Jelly si mette una mano alla bocca, mentre Doc gli poggia una mano sulla spalla. Non erano più tornati nello spiazzo dove il K aveva finito la sua lotta, nell’ultimo anno. Le orecchie di entrambi iniziano a fischiare.





Signore! Parte degli O’reily ha deviato qui. Siamo accorsi appena li abbiamo visti. Andate signore! Li tratteniamo noi!!
Jelly, Psyko Girl e Dodge non se lo fanno ripetere due volte. Prendono Charlie e Bjorn e cominciano a correre verso Hope. Mentre corrono sentono molte urla di morte. La maggior parte le riconoscono.




---

OGGI FESTEGGIAMO! UN NUOVO FUTURO! UN NUOVO CENTRO! FESTEGGIAMO LA LIBERTÀ COSÌ DURAMENTE CONQUISTATA! FESTEGGIAMO I NOSTRI REDUCI!
Il pubblico è in visibilio davanti al discorso del Presidente, che stappa una bottiglia di spumante.


---

I ricordi si affollano, mentre rimangono immobili a guardarsi intorno.




Psyko si rialza. Assiste alle scene attorno come ad una serie di fotogrammi.
Jelly a terra ai piedi di Fremmen con una pozza di sangue che si allarga sotto di lei. 
Dodge che si lancia contro di lui con una katana in mano.
Fremmen che estrae una pistola e spara.
Dodge che cade. Morto.
Fremmen che ride e si allontana, lasciando il resto agli altri.
Psyko Girl si difende come una furia. Ne uccide parecchi prima che riescano a ferirla, ma alla fine ci riescono. Mentre il suolo si avvicina velocemente alla sua faccia, sente delle grida alle sue spalle: 
Morte alla Cagna!!!
E poi … è silenzio.







I minuti sembrano ore, prima che i due reduci decidano di proseguire.
Rimangono in silenzio, fino a quando non raggiungono una collina con tre lapidi. La più esterna non è erosa dal tempo come le altre due ed il nome “DODGE MC KEY” si legge chiaramente. Sull’altra esterna il nome è consumato, ma è ancora leggibile “BRANDON HODGE”. Sulla lapide centrale si legge solo il nome, ormai quasi scomparso “SARAH [...]” .
Doc sospira, così come Jelly.
Almeno ora Sarah e Dodge potranno riposare vicini.
Jelly annuisce.
Non rimpiango nulla di quanto è successo… Ma mi mancano.
Cade in ginocchio davanti alle tre lapidi, mentre le orecchie iniziano a fischiare e la vista si sfoca. Una lacrima le solca il viso, mentre Doc si china e la abbraccia.
Anche a me, Jelly… Anche a me.




Gli uomini sono raccolti in cerchio e chiacchierano a bassa voce, ridono a bassa voce, si danno sonore pacche sulle spalle ricordando avventure passate. Perché questo è il battaglione K: un gruppo di uomini ormai di una certa età che di cose ne hanno viste molte, forse troppe. Persone votate ad una causa, partiti come estranei con storie e drammi personali diversi. Divenuti amici nel tempo e, ora, pronti a morire senza ripensamenti.




25 giugno 2117/ 25 giugno 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Lun Lug 09, 2018 10:25 pm

Qui si muore più facilmente.
Può essere l’Odio a portarti via, od uno scontro. Può essere un’infezione, oppure la fame. Può essere un appestato, può essere la malattia. Ora può essere anche una di quelle creature.
Ma no, non è questo l’importante.
È difficile credermi. È impossibile, forse, ma la nostra è Vita. Forse perché non ne conosciamo altra, forse perché è la nostra e basta… Cosa rende della Vita, la Vita? La nostra storia! Cosa ci succede. Cosa ci portiamo dietro. I nostri oggetti.
Qui si muore più facilmente…
Eppure qualcosa rimane.
Nei lunghi sospiri, la Strega Fenice racconta le storie di chi non c’è più. Nelle lunghe notti, il vento trasporta le parole di coloro che sono diventati cibo per i Mastini.
Qui si muore più facilmente. Ma qui si rimane in vita per sempre, nelle orecchie di chi ascolta i lunghi sospiri.


Voce trasportata dal vento, Ovest, prima metà di luglio 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Gio Lug 19, 2018 10:35 am

Una calda serata di Luglio. Le vie di Urania sono pressoché deserte.
Uno strano evento catalizza l’attenzione della cittadinanza, nella capitale quanto nelle altre città liberate. Qualcuno ascolta di nascosto anche nelle zone ancora fedeli al Governatore Ashford.
L’evento così inusuale che ha attirato l’attenzione di tutti è il primo dibattito radiofonico per le Elezioni Politiche del 2118. Le prime dei nuovi Liberi Stati d’America, le prime elezioni di questa nuova e violenta era dopo il Brillamento.

Le radio gracchiano nel silenzio della capitale. Dagli studi di Radio Urania le onde si propagano verso migliaia di apparecchi in case private, bar, uffici pubblici, caserme, negozi ed officine.

“Buona sera, sono Edward Murrow e sono il conduttore di questa prima tribuna politica.
Vorrei far presente ai nostri ascoltatori quanto sono orgoglioso ed emozionato d’avere l’onore di essere partecipe di questo evento storico. Nessuno di noi, qui al Centro, ha mai potuto veramente assistere ad un libero dibattito ed a un esercizio di quella che i nostri antenati chiamavano Libertà.
Sono sicuro, miei cari ascoltatori e mie care ascoltatrici, che questo sia l’inizio di una nuova era e che voi potrete dire d’esserci stati”.

La voce del presentatore è calma e conciliante, quasi familiare ad ognuno. Il discorso retorico risulta meno altisonante e sottolinea ancora di più l’eccezionalità del momento.
“Abbiamo qui con noi due candidati d’eccezione. Il Presidente Roland Hodge e Mister Mickey Krump, un outsider dell’ultimo minuto che sta raccogliendo consenso. Signori buona sera”.
“Buona sera”.
Risponde Roland con il suo tono conciliatorio ormai conosciuto a tutti i cittadini.
“Buona sera Mister Murrow e buona sera anche alle ascoltatrici ed agli ascoltatori”.
La voce di Krump invece risulta squillante ed energica.
“Mister Krump, lei è uno sconosciuto per molti elettori. Come si presenta alla nazione”.
“ Presto detto: Concittadini tutti, prestatemi orecchio! Sono un uomo che si è fatto da solo. Non sono il generale di qualcosa e non sono mai stato il funzionario di nulla. Sono uno dei tanti figli di questo lembo d’America che ha dovuto lavorare duramente per tutto ciò che possiede, armato solo del suo ingegno, della sua intraprendenza e di un paio di fucili d’assalto 5.56! Ho deciso di candidarmi per restituire qualcosa di molto specifico alla comunità: Sicurezza! Ed intendo farlo presentando qualcosa di nuovo dalla solita politica di corruzione e magna magna del passato”.
“ La ringrazio Mister Krump. Presidente Hodge, lei invece parte come il favorito, da liberatore si è trasformato in amministratore, pensa che la gente sceglierà un continuità nonostante il suo passato ingombrante”.
“ Mister Murrow, io sono stato testimone e protagonista di questi tempi. Ho visto donne e uomini coraggiosi perdere la vita sotto la tirannia ed in battaglia. Comunque sceglieranno gli elettori sono certo di aver portato a termine un compito fondamentale”.
“Questo è la Storia a dirlo, ma il nostro futuro? Ora vorrei passare a delle domande più specifiche.
Presidente Hodge, circa la ricostruzione già avviata come si proporrà di recuperare i fondi necessari?”

“Sicuramente i ricchi devono fare la loro parte ma lo sforzo è di tutti. La tassazione dovrà essere bassa e da una forma estremamente statalizzata vorrei portare i nostri stati ad economia più liberista che permetta quello che la tirannide ha tolto allo spirito della nostra nazione, la libera impresa. Vedete la Libertà, che a lungo abbiamo cercato, sta anche nel permettere a tutti di distinguersi e di poter essere i forgiatori del loro destino. Non possiamo dimenticare le giuste esigenze ma la nostra politica economica incentiverà gli imprenditori, grandi e piccoli, affinché possano creare lavoro. Il welfare minimo sarà garantito ma non ci sarà il ritorno all’assistenzialismo autocratico di prima. Anche questo vuol dire essere liberi”.
“Bhe Presidente, la sua posizione è molto precisa e curata. Mister Krump, vuole ribattere?”
“Il Presidente Hodge è sicuramente preparato sulla teoria ma io sono un uomo venuto dal basso, cresciuto qui ad Urania con voi. Le tasse sono un’arma a doppio taglio. Dobbiamo proteggere le nostre industrie, i nostri validi imprenditori ma soprattutto i nostri cittadini da uno stato che potrebbe voler chiedere troppo per favorire i soliti. Un cittadino, che sia operaio o imprenditore, è felice di una bassa pressione fiscale, è ovvio! E un cittadino felice è un cittadino che spende! E più soldi gli rimangono in tasca non mangiati dalle tasse, più spende. Ed ogni piccola spesa contribuisce a far girare l’economia. Il risultato accelererà esponenzialmente! Gli ospedali e le strade si faranno al più presto, è fottutamente ovvio! Sapete cosa ci sarà di bello? Che grazie alla quasi totale assenza di tasse saremmo tutti più ricchi e non ci sarà bisogno dell’intervento del governo”.
“Una posizione sicuramente… ottimista. Mister Krump, lo è altrettanto rispetto agli stranieri?”
“Assolutamente NO! Vedete, l’unico demerito che mi sento di dare al Presidente Roland è quello di aver aperto la porta agli stranieri. Andiamo, pensate che i cannibali del Nord possano essere nostri vicini di casa? Cos’è successo infatti?! Abbiamo dato delle terre ad alcuni di loro ed ora ci troviamo invischiati nelle loro questioni. Vogliamo parlare dell’Ovest? Un luogo che sarebbe da far saltare in aria, irrecuperabile e pericoloso. E parlando di esplosioni, ricordiamoci di quell’invasato figlio di puttana che dall’Est voleva passare per casa nostra bruciando tutto! Fratelli Americani! sono per una linea dura, dobbiamo tutelare il nostro stile di vita ed impedire che cazzoni stranieri, cannibali, appestati, fanatici e schiavisti possano anche solo pensare di intaccare la pace che ci siamo guadagnati con sangue e pallottole! Dobbiamo difendere quello che rimane dell’America! NOI SIAMO L’AMERICA! E la renderemo nuovamente GRANDE! ORA E PER SEMPRE!”.
“Presidente Hodge, lei invece ha assunto una politica più decisa”.
“Miei cari compatrioti. Una volta esistevano gli Stati Uniti d’America, un faro di civiltà per il Mondo. Un sogno per molti. Per onorare quello spirito sono stati fatti tanti sacrifici. Abbiamo deciso di difendere la libertà e risollevarci, pagandolo a caro prezzo. Nessuno di noi vuole la guerra o l’ha mai voluta ma in questi tempi turbolenti dobbiamo essere decisi. La nostra priorità non è solo quella di tutelare chi c’è già ma includere, nel sogno americano, chi è disposto. Non accetteremo compromessi ma sappiamo che ci vorrà tempo. Non ci chiuderemo nei nostri confini cechi e sordi a quello che succede intorno. I popoli del continente vogliono pace e libertà. Non siamo invasori ma portatori di Democrazia, siamo pronti a collaborare con tutti, alle nostre condizioni, per garantire la pace. I nostri soldati sono già intervenuti ad Est ed a Nord per risolvere delle crisi o difendere degli innocenti. Siamo pronti a rifarlo. Noi, dei Liberi Stati d’America, dobbiamo essere un punto di riferimento per tutti, un amico ed un alleato di chiunque desideri la pace”.
Stralcio di un dibattito radiofonico, Urania, luglio 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Ven Lug 20, 2018 11:29 am

“Buonasera e ben ritrovati, continua la nostra intervista di oggi con tre candidati. Dunque Mister Zimmerman, lei ha sicuramente un passato ingombrante, rispetto agli altri candidati.”
“Non vedo il motivo, rappresento solamente la continuità con un passato nemmeno troppo lontano. Sono la cura ad ogni ipocrisia del presente. Sebbene sia vero che ho lavorato sotto il governo di Alleister è anche vero che sono risultato innocente da ogni accusa. Parliamoci chiaro, se ogni persona che ha lavorato per Alleister non potesse accedere alla politica ora sarebbero veramente in pochi a poter votare od essere candidabili. Questo sarebbe molto diverso rispetto al passato? Non prendiamoci in giro. A differenza di quello che propina nei suoi discorsi l'autonominatosi Presidente Hodge, il passato regime non è stata una banda di criminali ma bensì un governo, tirannico quanto volete, ma un governo. Ha fallito ed è caduto, ma quanto gli dobbiamo? Qui al Centro abbiamo strade, sanità, fabbriche ed elettricità! Vi rendete conto quanto dobbiamo al nostro passato?! Io non voglio assolutamente riproporre un governo simile a quello caduto quasi un anno fa ma prendere ciò che di buono è stato fatto e portarlo avanti. Sono sicuro che i cittadini non si faranno abbagliare da queste nuove e scintillanti promesse. Le priorità sono ben altre e chi meglio di noi, che da anni serviamo questo paese, le conosce? Nessuno vi dico.”

“Una posizione controversa. Vedremo quanto gli elettori l’apprezzeranno. Miss. Montoya, lei al contrario è fortemente attiva sulle questioni sociali. Quali sono le sue proposte?”
“La ringrazio per la domanda. Penso che il futuro di questa terra non possa passare solo attraverso economia e politica estera. Ovviamente parlo di questo anche nel mio programma ma quello a cui punto, a differenza di molti miei colleghi, è la parità dei diritti di tutte le minoranze. Gli Stati Uniti d’America furono un grande paese perché non solo promuovevano Libertà e Democrazia ma perché rendevano tutti i cittadini partecipi della vita politica e sociale, partendo dalla tutela della minoranza. Sotto la Tiranna molti hanno sofferto ingiustizie, noi non possiamo ripagare nessuno ma siamo pronti a tutelarli, se i cittadini ci vorranno. Promuoveremo un miglioramento dell’istruzione e della sanità, pari diritti civili e sociali indipendentemente da scelte sessuali e condizioni particolari.”
“La nostra candidata è davvero liberale su molti temi. Mister O’Hara, lei è un ex-combattente della Ribellione che si presenta con una linea a dir poco rivoluzionaria. Ci vuole illustrare qualche punto a lei caro?”
“Innanzitutto vorrei affermare quanto la vittoria della Ribellione non sia un punto d’arrivo ma l’inizio. A differenza del ex-Generale Roland, che mira a cambiare le cose solo marginalmente, io ed i miei compagni abbiamo fatto tesoro dell’esperienza della lotta armata. Abbiamo visto morire tante compagne e compagni per poi vedere gli stessi oligarchi nei soliti posti? Assolutamente no! Vogliamo che chi ha sofferto maggiormente venga ripagato del suo sacrificio. La nostra opera non sarà conclusa finché coloro che hanno servito la Tiranna non saranno scacciati e messi in condizione di non nuocere. I mezzi di produzione saranno controllati da uno Stato che pensa al bene dei cittadini e mette i migliori di loro a servire la collettività. Quella che noi proponiamo è una Rivoluzione, non armata ma che comunque coinvolgerà tutti. Puntiamo molto sugli ex-combattenti della Ribellione perché loro hanno vissuto le privazioni di Emidees ed hanno dato il sangue sulle barricate ma c’è posto per tutti coloro che sono stanchi delle catene. Comunque vadano le elezioni saremo sempre vigili ed attenti per impedire a qualcuno, come Zimmerman ed i suoi, di riciclarsi dopo anni di collaborazionismo.”



Stralcio di una trasmissione radiofonica, Urania, luglio 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Ven Lug 20, 2018 9:52 pm

La carovana di mezzi stava alzando un mucchio di polvere, tanto da formarne una scia indistinta: una traccia di gas, polvere e terra secca. Avanzavano a tutta velocità attraverso il deserto del Nevada: due camionette telate e due jeep ben sistemate cariche di uomini armati fino ai denti, il volto scottato dal sole e occhi coperti da lenti nere e spesse.
Gente del Sud, insomma.
Gente del Sud che si muoveva verso Urania.

L’uomo meglio vestito, quello con il completo ricco ed elegante, tirò una boccata soddisfatta del suo sigaro pregiato: negli occhi la scintilla di chi pregusta una trattativa che gli farà aumentare il suo potere.
Gente del Sud, quindi, che misura tutto in base ai soldi.
- Signor Gold. Dalle entrate dell’ultimo affare concluso abbiamo aumentato i nostri guadagni del 35% - Randall, il suo secondo - l’uomo che gli sedeva di fianco - sistemo le sue carte nella sua valigetta: come fossero un tesoro prezioso e si sistemò gli occhiali sul naso.
- Bene. - tirò un’altra boccata dal suo sigaro, compiaciuto. - E ora vediamo di allargare i nostri orizzonti sonanti... -


Deserto del Nevada.
Luglio 2118.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Dom Ago 05, 2018 8:46 pm

Un nuovo oggetto, una nuova memoria, una nuova persona… Un nuovo sospiro. Va insieme agli altri, va nel mio tesoro… nel mio pegno. Il pegno che paga, chi vuole essere ricordato. Chi non vuole diventare parte dell’Oblio dell’Odio… O dell’Oblio che regna in queste terre.
Un nuovo oggetto, una nuova memoria, una nuova persona… Tanti se ne sono aggiunti. Molti nuovi sospiri devono essere raccontati, per tenerli in vita. Ma i miei Mercanti li porteranno a me. Presto, presto.
Vento, inizia a soffiare… spazza i cunicoli e le città sotterranee. Spazza i cadaveri umani e dei mostri. Spazza le jeep ed i campi di sopravvissuti. Spazza Los Angeles e Salvation… perché lì si accomuleranno presto -
È tempo. Chi ascolterà i lunghi sospiri? Nelle orecchie di chi, rimarranno in vita?



Una notte qualunque Ovest.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mer Ago 08, 2018 4:49 pm

Dacci l’Odio, bel signore, perché ci serve per sopravvivere. Bel signore, bel signore, dacci l’Odio perché ci serve per cibarci! Oh bravo Signore, bravo signore daccelo, daccelo, DACCELO DACCELO DACCELO! CI SERVE PER VIVERE, CI SERVE PER DORMIRE, CI SERVE PER UCCIDERE!
L’uomo alza le braccia al cielo, controllando le scosse che lo pervadono mentre parla. Le parole non sono chiare, non sono pronunciate da qualcuno con tutti i denti o da qualcuno lucido, ma alla folla questo non importa.
Sotto Los Angeles, nella mensa dismessa, un mare di uomini dagli occhi spenti e dal corpo in fiamme digrigna i denti ed urla alle parole di quello che sarebe un Prete, se solo fossero in un altro posto, in un’altra epoca, in un altro stato di salute.
Rendici furenti dei, in grado di cibarci in questa terra desolata, rendici macchine da guerra per il Tuo volere. LI UCCIDIAMO, LI MANGIAMO, LI BEVIAMO, PRENDIAMO IL TUO CORPO. PRENDIAMO IL TUO PANE. PRENDIAMO LA TUA VITA. NE UCCIDIAMO MILLE, NE UCCIDIAMO DUE MILA, NE UCCIDIAMO TREMILA. TI RENDIAMO FIERO BEL SIGNORE, BUON SIGNORE, NOSTRO SIGNORE DELL’ODIO… Nostro signore. Nostro signore. Nostro signore. Nostro signore. Dove ci ha portato giocare? Dove ci ha portato giocare? DOVE CI HA PORTATO GIOCARE?
La folla inizia a salmodiare insieme all’uomo, che rovescia gli occhi indietro rivelandone il bianco.
Si scuote, uno spasmo dopo l’altro, si gratta mani, braccia, testa, gambe.
Si butta a terra e urla.
Avrebbe bisogno di un medico, di uno bravo, di quelli che hanno studiato.
Si contorce in infidi spasmi di dolore, in uno sprazzo di lucidità sente la litania della folla e la ascolta per la prima volta nella sua vita, con nuova consapevolezza. È solo uno sprazzo, perché nulla di più ti concede l’Odio.
NOSTRO SIGNORE. NOSTRO SIGNORE. NOSTRO SIGNORE.
Un rombo dei motori si ode in lontananza, flebile sotto le urla.
L’uomo si rimette in piedi e con un gesto delle braccia zittisce la folla.
Li guarda con gli occhi sgranati, mentre schiuma dalla bocca sangue e bile.
NOSTRO SIGNORE DELLA ROVINA! CARO SIGNORE DELLA ROVINA! DACCI L’ODIO PERCHÈ CI SERVE PER  COMBATTERE!
La folla esplode, sommerge l’uomo, il prete, e si fionda verso chissà dove.

Quando la piazza si è completamente svuotata, solo un signore rimane. Irreale quasi, sembra una visione nel suo completo bianco tra tutta quella sporcizia. Cammina lento, in una mano tiene il suo bastone e nell’altra una scatola di pastiglie che scuote, passo dopo passo, come si fa per chiamare i cani.

Los Angeles, agosto 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mer Ago 15, 2018 5:33 pm

Il luogotenente Breda inspirò profondamente, consumando buona parte della sigaretta. Non aveva intenzione di lasciare che il vento gli fumasse di nuovo metà della cicca. Non di nuovo. Non oggi. La nicotina gli serviva per allentare la tensione provocatagli dalla coppia seduta davanti a lui, dall’altra parte della scrivania.

- Signori, come vi avevo anticipato mi duole comunicarvi che vostro figlio non sta con noi.
- Ma ne è sicuro? So che l’avete cercato con il suo nome di battesimo ma nell’ultimo anno aveva assunto uno di quei ridicoli soprannomi che usano i froci.

- Sì signor Feyerabendt, l’ho cercato anche con il nome di Oz.
A sentire quelle ultime parole la signora abbassò lo sguardo, il volto livido di furore e imbarazzo, gli occhi bagnati dalle lacrime. Il soldato vagliò l’idea di riferire loro che l’origine di quel nome non stava nell’omosessualità del ragazzo, ma al suo essere avvezzo alle pratiche occulte. Non avrebbe fatto alcuna differenza, quindi proseguì.
- Come già sapete vostro figlio ha fatto parte del corpo dedicato alla liberazione di Urania, ed è questo il motivo per il quale parlate con me anziché con l’ufficio dedicato ai civili dispersi nel conflitto. Dopo la caduta del precedente governo però il ragazzo ha dato le dimissioni dall’esercito. I suoi ex commilitoni mi hanno riferito della sua volontà di dirigersi nel cuore dell’Est.
- All’est? E perchè mai avrebbe dovuto fare una cosa del genere?
- Pare che fosse alla ricerca di una persona, un fantomatico “Stregone dell’Hudson”. A questo punto le ricerche si sarebbero interrotte se dai piani alti non mi fosse giunta l’indicazione di proseguire nell’indagine. Per meriti in ambito bellico.
Breda osservò attentamente la coppia. Fecero una smorfia e ciò lo rassicurò sulla possibilità di continuare.
- Per proseguire il viaggio inventò lo pseudonimo di Louis Colville, un pellegrino penitente. Abbiamo notizie di alcune sue soste lungo degli insediamenti dell’Hudson all’inizio dell’anno, ma prima di giungere a New York pare abbia deviato a sud, verso Annapolis.
- Non è dove si è svolta una missione a marzo? Ne hanno parlato i giornali.
- Esatto, ma non crediamo sia mai riuscito ad arrivare alla città. Gli avvistamenti riguardano vostro figlio terminano improvvisamente in un paesello a una trentina di chilometri da Annapolis. Lì aveva chiesto asilo per la notte ed era ripartito poco prima della metà di febbraio. Nessuna notizia o menzione del ragazzo da allora.
- E i vostri uomini non l’hanno trovato in missione?
- No, la sua presenza non è stata segnalata da alcuno dei nostri operativi. Dovete capire che in quei mesi i territori attorno alla città erano considerati zona rossa, brulicanti di bande di cacciatori fanatici e dall’armata personale di Hellstrom. L’ipotesi più plausibile, ed è la stessa con la quale si chiude il mio rapporto, è che il ragazzo sia finito in mano ad uno di questi gruppi e giustiziato. Mi dispiace.
Benjamin Feyerabendt strinse a sè la moglie, contenendone tra le braccia i singhiozzi pacati. Si alzarono lentamente.
- Credo di essere tenuto a ringraziarla, luogotenente. Ma non sono sicuro che tutto questo sarebbe accaduto se non vi foste messi in testa di distruggere tutto ciò che avevamo.
Breda, nonostante ogni cosa avesse passato, rispose solamente con un cenno, e la coppia uscì dalla stanza. Doveva soltanto riferire il tutto a Monroe e anche questo fascicolo si sarebbe potuto archiviare.

Fece per tirare dalla sigaretta quando si accorse che il vento, filtrato dalla finestra semi aperta, ne aveva bruciato la metà.



Urania.
Agosto 2118.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Lun Ago 20, 2018 10:24 pm

Curare i feriti, difendere i deboli, onorare i morti: questi sono i più grandi peccati per l’Ovest.
Uccidere i deboli, lottare per la sopravvivenza, vivere il qui e ora: questi sono i più grandi pregi per l’Ovest.
Chiedete a qualsiasi uomo, razziatore, predone di questa terra che cosa conta, quale sia l’ espressione massima del “essere un uomo”. Vi risponderanno tutti “la sopravvivenza - la lotta - a qualsiasi costo”.
Per fare questo ci organizziamo in gruppi, branchi con le proprie regole di comportamento, come animali ci muoviamo su queste terre e tutto ciò che possiamo prendere ce lo prendiamo. Tutto ciò che vogliamo ce lo fottiamo.

In tutti i sensi.

Quindi, fratelli, se siete pronti a tutto per il vostro branco.

Se siete pronti a tutto.

Benvenuti Cani Schifosi,
Benvenuti nel vostro branco.
Benvenuti nelle terre abbandonate dell’Ovest.



Ovest.
Urla tra I Cani Schifosi.
Branco di predoni.


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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mar Ago 21, 2018 6:22 pm

L’uomo respira a fatica nella torrida notte del Nuovo Nevada, il generatore di quella specie di catapecchia basta a malapena a far funzionare uno squallido ventilatore.
Il leggero ronzio del macchinario si confonde con il fruscio delle pale.
“Vaffanculo! Muovi solo aria calda!”
L’uomo grassoccio, sbuffa, mentre si rigira sulla branda ormai fradicia del suo sudore.
Sta pensando.
Una goccia di sudore cade sul pavimento.
Sta pensando a quando era qualcuno: un uomo elegante in giacca e cravatta, rispettato e temuto, mentre ora è solo un povero ciccione con dei boxer bucati e una canottiera ingiallita e sudata.
Non riesce a dormire, quindi si alza dalla sua branda ed accende una lampada che non fa altro che illuminare il suo squallore: una triste casa di legno e lamiera in mezzo al nulla, un letto, una piccola cucina, un tavolino ed una radio.
Ogni sera ascolta le emittenti di Urania, ogni giorno spera di sentire la notizia della caduta di Roland, quel bamboccio fetido e schifoso, spera nel ritorno del giusto governo di Sua Grazia - ma non succede mai. Ci sono sempre e solo schifose tribune politiche con un gruppo di inferiori, a parlare di quella puttanata della democrazia.
Eppure lui sì che un giorno era stato qualcuno mentre, ora deve nascondersi in quella buco.
L’uomo si alza e va verso il frigo: magari una birra ghiacciata può servire a stendere i nervi.
Mentre apre il frigo un rumore attira la sua attenzione: lo scricchiolio di un asse del pavimento. Strano. D’istinto afferra la pistola sulla mensola. Si volta e punta il ferro verso il rumore. La stanza è quasi del tutto buia. Gli tremano le gambe, la sudorazione aumenta. Chi mai sarebbe stato capace di trovarlo lì? Magari era solo un animale, ma lui non si fidava. Aveva passato una vita con qualcuno che gli guardava le spalle, da bravo figlio privilegiato del Centro, ora era da solo.
“Chi è là? Vieni fuori e non ti farò del male!”
Anche se la frase vuole sembrare minacciosa, la sua voce trema.
Improvvisamente un altro scricchiolio nella penombra, proprio alle sue spalle. L’uomo si gira di colpo, armando il cane della pistola, giusto per ricevere un pugno in piena faccia.
L'impatto del naso con la mano dell'aggressore, emette un suono secco.
Un fiotto di sangue.
Buio.
Quando riapre gli occhi, si trova a terra. Non sa dire da quanto tempo, ma è ancora notte.
Un sapore ferroso in bocca. sputa di fronte a sé. Prova ad alzarsi, ma qualcosa lo trattiene, corde ben legate.
Alza gli occhi, c’è un uomo seduto al suo tavolino che sta bevendo una delle sue birre ghiacciate. Pare proprio godersela.
“Buenas tardes Gringo.”
Il giovane è armato: ha almeno una pistola ed un machete in vista.
Cazzo la pistola. Dov'è finita la sua...si rende conto che con le mani legate farebbe davvero poco, l’unica cosa che riesce a fare è sputare un pezzo di dente.
“Tu chi caffo fei?” La bocca gli fa ancora male.
Il giovane sorride, ha le nocche insanguinate ed un paio di schizzi di sangue in faccia.
Improvvisamente, l’uomo sente male ovunque.
“Soy el tu nuovo miglior amigo. Se non vuoi morire te consiglio di dirmi a quello a cui stavate lavorando, Mister Bolton.”
Il tono del giovane è fermo. Il volto, serio, tirato, quasi innaturale. Quello non è un sorriso, sta digrignando i denti.
“Io non ho nulla da dirfi ftronfet…” Non riesce a finire la frase perchè un calcio gli arriva dritto nello stomaco.
“Non ci siamo capiti gringo: io ho poco tempo da perdere, tu sei legato su un pavimento e non mi farò problemi a matarte de calci, se non mi dici quello che voglio sapere.”



New Nevada.
Metà agosto, 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mar Ago 21, 2018 8:58 pm

Il bimbo allungava le mani verso la signora seduta di fianco a lui. Né lei né la madre sembravano curarsi troppo di questa sua richiesta d’attenzioni, entrambe impegnate come erano nelle loro attività: l’una a scribacchiare qualcosa su un quadernino, l’altra ad attendere impaziente il suo turno di parlare con il tutore addetto alla sua zona.
Quel quadretto era ben degno di attenzione, pensò: la donna con il bambino in braccio gli ricordava uno dei quadri che aveva potuto vedere solo di recente e che gli era stato spiegato rappresentavano una scena di una qualche sacralità prima del Brillamento. La conosceva: era la signora Chip con il piccolo Edward. Il marito era scomparso durante la Battaglia di Urania. Venivano tutte le settimane e ogni settimana Martin doveva dargli cattive notizie.
L’altra figura aveva invece in sé un ché di effimero. Gli ricordava qualcuno, forse un personaggio letterario, ma non sarebbe riuscito ad individuare
quale di preciso nemmeno avendo tempo di concentrarsi. Era una circostanza ben curiosa: di romanzi ne aveva letti assai pochi, e in quasi nessuno ricordava ci fosse una donna dai corti capelli biondi.
Gli si accese una lampadina: Zoe Wirt.
Certo, somigliava
chiaramente a Zoe Wirt. L’agente di Mick che negozia con Runciter quando lui e la sua squadra arrivano sulla Luna. Occhi chiari, occhiali rossi, caschetto biondo. Zoe Wirt, dal libro Ubik di Philip K. Dick. Pubblicato per la prima volta nel 1969 da Frank Nelson Doubleday e Samuel McClure per la Casa editrice Doubleday di New York. La storia racconta di…
Si diede una scossa. Non ricordava quando aveva letto quel libro. Eppure sapeva veramente un sacco di cose su di esso. Chissà. Forse quando aveva fatto la leva aveva avuto modo di leggerlo. Forse lo aveva ancora in casa, da qualche parte.

La donna strappò il foglio sul quale stava scrivendo e lo appoggiò sulla sedia. Si alzò e fatto un sorriso al bambino, si accomiatò dalla sua vicina dicendo qualcosa. Il bambino smise di strillare; la madre iniziò a sorridere, come se avesse appena ricevuto una buona notizia.


Ehy, signorina… ha dimenticato qualcosa!

Joshua si alzò dalla scrivania da cui aveva osservato tutta la scena di scatto. Gli sembrava fondamentale in quel momento raggiungere la donna e ridarle quel foglietto. Ma si era già dileguata nella folla che riempiva l’Ufficio persone scomparse: rimaneva solo il messaggio che con apparente distrazione aveva lasciato lì ad attendere.
Prese il foglietto, indeciso se darlo a Martin che si avvicinava o tenerlo per sè.
Lo scorse solo rapidamente, sgranando gli occhi ad ogni parola che leggeva.


Signora Chip, ho buone notizie. Abbiamo ritrovato suo marito Joe…


Urania, Ufficio persone scomparse. Metà di agosto, 2118.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mer Ago 22, 2018 9:34 am

... Il punto di accesso più sicuro si trova a circa 200 km da Los Angeles. Dalle informazioni in nostro possesso, non è possibile spostarsi all'interno del tunnel con mezzi pesanti. Saranno dispiegate alcune motociclette per perlustrazione avanzata: il grosso della truppa dovrà muoversi a piedi.
... In base alla situazione logistica, sarà difficile stabilire una linea di rifornimento stabile. Il Plotone dovrà autosostentarsi, eventualmente battendo in ritirata se considerato utile. Verranno forniti razzi di segnalazione per chiamare un bombardamento mediante postazione terra-terra sita nel territorio del Centro.
... Il Plotone Emidees sarà integralmente impegnato nel mantenere sicura l'area immediatamente circostante al punto di arrivo del Plotone XXX. Alcuni genieri accederanno tramite un tunnel secondario ad un punto di snodo del percorso sotterraneo seguito da Menghele per far crollare il tunnel e impedire che quest'ultimo possa battere in ritirata. Il Plotone XXX sarà dispiegato all'altro punto di accesso del tunnel percorso da Menghele, in modo da attenderlo al suo arrivo.
... Si deve considerare prioritario la riduzione/eliminazione della minaccia rappresentata da Menghele. A tal fine, è autorizzato l'uso di forza letale. Per garantire una soddisfazione per le vittime di atrocità perpetrate dal dottore, passate e presenti, verrà fornito apposito apparecchio di videoregistrazione per certificarne la morte. Si evidenzia l'importanza di questa verifica della morte del Dottor Menghele, in considerazione delle crudeltà da questo perpetrate in un arco presuntivo di oltre duecento anni.
... Secondariamente, lo scopo del Plotone è recuperare ogni informazione relativa agli studi del Sig. Sliderin, possibilmente esfiltrando lo stesso. Le sue competenze chimiche potranno di certo tornare utili al Centro, il cui progresso scientifico è stato bruscamente interrotto dalla distruzione degli appunti delle ricerche del Dottor Menghele da parte dello stesso.
... Terziariamente, si ritiene necessario sostenere la tribù di leonesse di Katia, in base ad accordi già stipulati. Laddove queste si dimostrassero ostili, è autorizzato l'uso di forza letale.
... Allo stato, non si hanno informazioni sicure sulle forze in campo, tanto a disposizione del Dottor Menghele quanto di Sliderin. L'intelligence raccolto parla di svariate decine, probabilmente centinaia, di unità di soldati potenziati tramite droghe e altre sostanze psicotrope, miotrope o nootrope. Oltre a questi, si è certi che il Dottor Menghele manovri alcune unità rimaste attive delle Armi precedentemente a disposizione del Regime di Allisteir.


Estratto dal Rapporto di missione F13-L2 (nome in codice: "Fried my little brains"). Fine di luglio 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mer Ago 22, 2018 6:10 pm

“Somaro”
“Imbecille”
“Coglionazzo”


E' passato un pò di tempo da quando ha lasciato il rifugio. Con passo rabbioso mette qualche miglio tra sé e quel luogo, per tutta la discesa si fa compagnia con tutti gli insulti che riesce a pensare.

Poco più avanti c'è un riparo: una vecchia officina abbandonata. Dopo un'accurata ispezione decide di entrare e rinchiudersi dentro. Non crede che la cercheranno o altro, ma deve tirare il fiato e raccogliere le idee.
L'occhio esperto la dissuade in fretta dal ficcanasare fra gli scaffali polverosi: quel posto è già stato ripulito molto prima, più volte a occhio e croce, non ci sono più nemmeno gli scarti.
Già, gli scarti.
Per una vita quelli erano bastati.
Ora però...ora è tutto cambiato.
In un attimo, le passano dinnanzi le avventure passate, le volte in cui se l'è cavata per un pelo, a volte con molto stile, ma sempre seguendo un rigido codice di comportamento.
Ora era tutto cambiato, anche il codice.
Anche i suoi, ormai ex, compagni.
Tutti.
Tutti quelli rimasti in vita, almeno.
O forse no?
Un attimo, una consapevolezza: non tutti sono al rifugio o sotto terra...c'è un' altra persona. Una che ha lasciato tempo fa, di cui non si era mai del tutto dimenticata.
Il suo cervello iperattivo inizia a lavorare e in breve formulò un piano d'azione.
Non sarebbe stato facile, ma cosa lo era ormai? Se vivi ad Ovest, ti devi abituare a pensare fuori dagli schemi, a essere audace.
Nella bisaccia ha ancora mezzo bottiglia di birra, fastidiosamente calda, ma comunque birra: ne bevve un sorso per poi ripartire lungo il sentiero che aveva stabilito poco fa.
L'avrebbe ritrovato. Presto, l'avrebbe ritrovato.


Ovest.
Agosto 2118.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Gio Ago 23, 2018 8:46 pm

Nel buio della notte, il silenzio irreale del deserto dell’Ovest non è di conforto.
Il giovane guarda il cielo: una notte senza stelle si accompagna all’afa. Abbassa lo sguardo. Osserva il suo prigioniero legato come un cane ad un palo.
“Riesce anche a dormire, me chiedo come possa fare dopo tutto quello che hanno fatto.”
Un pensiero nella notte si accompagna all’ennesima sigaretta. Guarda la bottiglia di tequila vuota.
“Mierda, io non riesco nemmeno dopo una di questa.”
Il giovane pensa al suo ultimo anno: quella vita di prima, difficile si, ma felice. Poi quella missione, quei segreti, la cattura, la prigionia, il tentativo di fuga, le torture. Quello che ha dovuto sacrificare per il bene di … chi? Per mesi si è sentito solo contro il mondo, quello condannato a fare la parte del traditore.
Non ce la faceva semplicemente più.
Lo sguardo sulla pistola, il tamburo carico: quante volte ci aveva pensato. Sarebbe stata una via d’uscita del cazzo, ma pur sempre valida.
Pensò ai suoi amici, alle persone che aveva amato e perso, pensò a quello che gli mancava.
Pensò alla sua missione.
Del resto se lei, dopo tutto quello che aveva passato, continuava a portarsi il suo carico di colpe lui non poteva essere da meno.
Rinfoderò il revolver si alzò in piedi barcollando.
Due calci nelle costole del suo prigioniero.
“Levantate hijo de puta!”
Mentre Bolton si sveglia di soprassalto, gli getta in faccia una penna ed un foglio.
“Scrivimi quello que me dijiste ieri. Non vorrei mai piantarti una pallottola in testa prima di finire anche questa.”



Confine tra il Centro e l’Ovest, agosto 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Ven Ago 24, 2018 10:02 am

Le scintille giallastre che si sprigionano dai suo artigli sono l'unica fonte di luce del cunicolo buio. Le sfrega lungo la parete e il suono, quel suono maledetto, è fastidioso per l'orecchio umano e si mescola alle gocce di umidità che cadono dal soffitto. La bestia rossa ha lo sguardo stravolto, il corpo antropomorfo, così grande, così terrificante, suggerisce che sia dotata di una forza sovrumana. Avanza lentamente, ringhiando e sbuffando: è un predatore. La sua preda, che non vuole essere tale, la fissa a sua volta con la stessa intensità. Anche lei sta avanzando: il viso è pallido, la pelle quasi grigiastra, il volto solcato da profonde occhiaie scure. Zoppica lievemente, è ferita e dalla carne maciullata fuoriesce un filo elettrico.
La bestia continua a grattare le pareti del tunnel, scrostando la muffa tossica che le ricopre, poi decide di attaccare e, con un ruggito terrificante, scatta in avanti. La reazione del suo avversario è fulminea: la motosega che imbraccia si abbatte rapidamente sulla testa della bestia e schizzi di sangue, misti a materia celebrale, macchiano il volto impassibile del necrocostrutto. I denti dell’arma s’incastrano e smettono di girare, il motore diesel si spegne, mentre cerca di far forza per togliere l'arma dalla testa divelta dell’abominio.
Due occhi si accendono dietro di lui, ma non se ne accorge.
Non si accorge neanche del fendente artigliato che gli mozza la testa di netto, la quale compie un arco perfetto in aria, prima di cadere e rotolare terra. Il resto del corpo crolla e lascia una scia di sangue scuro, scuro come il buio dei cunicoli sotto nuova Los Angeles dove si tiene ormai da mesi una lotta tra bestie disumane e senza pietà.
Una lotta tra schiavi.


Los Angeles.
Cunicoli.
Agosto 2118.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Ven Ago 24, 2018 12:16 pm

L’uomo guarda il sole calare, le nuvole che si addensano presagiscono sicuramente una pioggia tossica.
Respira a pieni polmoni l’aria marcia di quella che, una volta, era la California.
Sa benissimo che a breve dovrà mettersi al riparo, ma la sua missione è più importante. Deve registrare il fenomeno, capirlo per poi intervenire. Per sua fortuna la sua presenza in quel posto sperduto, in quel particolare momento, è passata inosservata. Non avrebbe avuto le capacità di sopravvivere ad uno scontro diretto con qualsiasi cosa infesti quel posto. Lui sa fare bene solo una cosa sola ed è lì per quello.
Ha piazzato parte dell’attrezzatura.
La sera inizia a calare, improvvisamente un piccolo bagliore nel primo punto.
L’uomo sorride.
Un piccolo bagliore nel secondo punto.
Fin qui ci siamo.
Inizia ad osservare le due figure che si avvicinano, più passi fanno, più alcune variazioni si notano. Alcuni arbusti scompaiono, altri ne spuntano dove prima non c’erano.
Sta inquadrando la situazione.
All'improvviso è come se qualcosa cambiasse. Tutto rallenta o diventa veloce. Una luce intensa, l’uomo prova a distogliere lo sguardo.
“Un…brillamento!”
Un lampo, un momento. Le due figure sono scomparse.
Tutto è di nuovo come prima, tranne per l’uomo caduto morto a terra.

Vicino Los Angeles.
Fine agosto 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Ven Ago 24, 2018 7:27 pm

Si spostano soprattutto di notte perché il caldo, di giorno, è infernale in quelle terre desolate. Sono in due, in marcia da settimane: il carceriere a cavallo e il prigioniero a piedi. Quando l’uomo grassoccio è stanco crolla a terra con la faccia nella polvere e, nella polvere, viene trascinato fino a quando non si rialza. Il suo carceriere nemmeno si gira a guardare. Dai suoi occhi non traspare nessun godimento al vedere quell'omuncolo, un tempo temuto e rispettato, tossire per la polvere, grugnire per il dolore. Non ride di quel corpo che sbatte a terra e si trascina al suolo.
Anche quella notte sta per finire, sono le ore più buie, quelle che precedono l’alba ed è l'ora in cui è necessario cercare un riparo.
L'uomo si tocca pensieroso il mento: il posto da raggiungere è vicino, ma la zona pullula di creature mostruose, di razziatori e disperati vari. La prudenza in questi casi, non è mai troppa, quindi adocchiato un giaciglio ideale, vi ferma il cavallo: proprio su una sporgenza di roccia. Lega, poi, il suo prigioniero, affaticato e dolorante, alla carcassa di una vecchia macchina e in quell'istante, mentre termina di legare i polsi del disgraziato, uno strano bagliore all' orizzonte attira la sua attenzione. La luce sfrigolante si muove nella loro direzione: non c'è tempo da sprecare. Se è un nemico, meglio evitare lo scontro. Ha un prigioniero di valore con sé e non può rischiare di perderlo.
Il giovane uomo si sbriga a slegare il prigioniero e gli intima di stare zitto e di seguirlo. Quello non capisce, ma decide di seguire il suo aguzzino dietro la carcassa dell'auto.
Il bagliore si avvicina, ora è a un kilometro circa, arriva in fretta: sempre più vicino, sempre più abbagliante.
800 metri...
600...
300...
Poi la vedono.
Che cosa...?
“Sua…Grazia…” L'omuncolo del centro balbetta beato.
Il giovane non riesce a capire cosa stia succedendo, ma i suoi occhi vedono bene e l'informazione che il suo cervello processa è quella: avanza di fronte a loro, avanza a braccia aperte come una madonna blasfema e terribile. Le sue mani brillano, mentre dei piccoli lampi le circondano le dita. Il suo volto è giovane e radioso: brilla di luce propria.

Li sta guardando in silenzio.

Bolton non si trattiene, si appella a quelle poche energie che gli sono rimaste e si lancia in avanti, verso la donna. Sta piangendo di gioia, il cane e il messicano non può permetterlo: prende in mano il revolver e mira alle gambe del fuggitivo, ma non fa in tempo a sparargli perché un'onda di energia invisibile lo investe, perde la concentrazione, a stento riesce a rimanere cosciente.
Bolton continua a sbracciare, a chiamare Sua Grazia, a piangere di gioia e a correre verso la donna.
“Vostra Grazia, siete giunta per liberar…”
Il poveretto non finisce la frase perché un fascio elettrico lo frigge.
L’odore di carne bruciata fa venire il vomito al messicano che cerca di riprendersi ancora da prima: riesce a pensare che l’unica soluzione sono gli esplosivi, ma non è lucido.
Afferra la sacca degli esplosivi e rabbia e paura gli sono compagne, mentre si getta verso Alleister in un ultimo attacco suicida. Lo sa benissimo che non erano quelli i piani, ma per un volta non avrebbe dovuto giustificare nulla a nessuno perché, ehi, i morti non possono dare nessuna spiegazione o giustificazione.
Pochi secondi che sembrano secoli interi e, di nuovo, sente venir meno le sue forze. Cade a terra, la terra gli graffia la faccia, ma si rialza e riesce a mettersi sulle ginocchia.
La donna allunga la mano sinistra verso la sua vittima.
Paddy è a terra, non riesce a rialzarsi - ma decide di guardarla in faccia - anche in quel momento.
La donna apre il palmo della mano e la rivolge amorevole verso il soldato.
Paddy digrigna i denti e sente, per una frazione di secondo, che vuole vivere. Cazzo, vuole vivere! Urla e, con la poca forza che gli rimane, si rialza.
Un lampo di luce bianca fuoriesce dalla mano della donna.
Paddy riesce a lanciarsi di lato e svenire.
La luce lo investe e gli sfrigola addosso.
La donna lo guarda serafica e continua ad avanzare: supera il cadavere carbonizzato di un uomo che, un tempo, contava qualcosa in un sistema oppressivo e corrotto.
Continua ad avanzare e il suo abito accarezza il volto bruciato di un giovane idealista, che un tempo ha combattuto per un mondo migliore.


Nei pressi di Los Angeles, fine agosto 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Ven Ago 24, 2018 10:13 pm

Dai! So che hai un cuore!
No. No e ancora no.
DAI CAZZO! A me serve quella ferraglia! Senti Jack...
Il tono del mercante si fa forzatamente più calmo.
Ti do mille dollari per tutto quell’ammasso li. Eh? Che ne dici? So che hai perso metà del tuo gruppo di razziatori per recuperarlo, sai… con tutte le bestie che ci sono in giro-
Jack scoppia a ridere. Schizzi di saliva bagnata arrivano sul viso magro dell’interlocutore, che si pulisce in fretta.
E IO CHE CI FACCIO? MI CI PULISCO IL CULO? No amico. Sai che dalle mie parti ora non valgono un cazzo. Sai cosa vogliamo…
Ma dai… Quanti?
Ne voglio 150. 100 tappi semplici. 50 premium. Prendere o lasciare.

Dialogo tra un mercante del Sud ed un razziatore, 24 agosto 2118, Confine.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mar Set 18, 2018 9:56 pm

Avevano camminato per chilometri: le gambe pesanti, i piedi stanchi che arrancavano su quella terra ostile. Il respiro affannoso per colpa di quell’aria velenosa che ti grattava nei polmoni. Nemico, l’Ovest era un nemico.
Una pistola puntata in faccia.
Un pugno dato con tutta la forza possibile all’altezza del stomaco.
Un naso rotto, il tuo naso rotto che sanguina.
L’Ovest era l’Odio e l’Odio lo sentivi dalla dita dei piedi fino alle punte dei capelli, ti saliva su, lungo la schiena e ti prendeva tutta la nuca.
Lì non si stava bene. Mai. Lo vivevi ogni istante.

Per questo i saluti non erano stati dei migliori.
I vecchi amici che si erano rincontrati non si erano abbracciati volentieri, non si erano sentiti felici.
L’unica cosa che contava per quella gente era andarsene, e in fretta, da quel posto che non li voleva - che neanche voleva vederli come degli eroi - siete solo dei sopravvissuti, ricordatevelo mentre ve ne andate che siete solo dei pezzi di carne che ce l’hanno fatta solo per un giorno in più. Nè più, né meno. Qui, non vi è concesso essere eroi.
Cosa siete? Dunque?
Non eroi.
Cosa siete?
Carne che cammina.
Non ho capito.
Cosa siete?
Ribelli.
Cosa avete detto?
Ribelli, mai morti.


….


Figli di una ribellione mai morta.
Noi siamo noi.
Figli. Di. Una. Ribellione.
Che ci avvisto vincitori.
Tonate a casa?
Sì, torniamo a casa - terra maledetta - puoi rifiutarci quanto vuoi - ma torniamo a Casa.
Noi torniamo e le grida di quell’uomo ( banale nella sua malvagità) viene con noi.




NOI TORNIAMO VINCITORI
NOI SIAMO NON EROI
MA VINCITORI
RIBELLI
.

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mar Set 18, 2018 9:58 pm

Se quegli occhi potessero ancora piangere lo farebbero, invece che stare fissi da dietro le larghe lenti della maschera sulla sua aguzzina.
Un passo davanti, poi uno laterale. Un passo indietro, poi uno laterale. Un braccio in avanti, mentre l’altro rimane attaccato al corpo.
La schiena si piega a seguire il braccio, in una danza su una musica che non esiste.
La figura torna in piedi mentre sposta indietro un piede e… cade, nel frastuono delle catene.
La donna non la guarda nemmeno più, ma assume comunque un’espressione schifata.
Sua Grazia?
Dall’altra parte della porta un attendente richiama la sua attenzione.
La stanno aspettando!
La donna sospira e si porta sul capo un velo, per nascondere lo spettacolo delle rughe che ha preso vita sul palcoscenico che è la sua faccia.


Agosto 2118, un punto non ben precisato del Continente Americano

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Gio Set 20, 2018 10:06 pm

Gli attacchi avevano tardato a cessare, almeno lì.
Sembrava che il corpo non avesse capito che la testa era morta e che continuasse a contorcersi. Certo, ogni contorsione era una sferzata al precario equilibrio di Salvation… ma la città resisteva. La Mecca del deserto non si era arresa.
È finita.
La donna è in piedi sulla rovina di un tralicio, mentre tiene tra I denti una spiga di grano. Ha il viso stanco e scavato, ma sorride. Dietro di lei una seconda figura impaziente osserva ild eserto costellato di salme ed annuisce.
Martha...
No, Marie. Non ora. Il supporto che la Loggia ci ha dato è stato immenso, ma ora Salvation deve ricostruire quanto ha perso. Quando la mia comunità si sarà ripresa risponderò alla chiamata, non prima.
La donna si gira verso l’amica e le sorride.
Sono sempre stata chiara su questo.
Marie alza una mano, sorride mentre si infila una sigaretta rovinata tra le labbra, gira le spalle e se ne va.
Ricostruisci, Martha! Trova la strada di casa e poi perdila. Il tuo dovere ti aspetterà là.

Salvation, inizio di settembre 2118

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Re: Fried my little brains

Messaggio Da Staff Master il Mar Set 25, 2018 7:53 pm

...ripeto: le esplosioni hanno interessato la zona ad est di Los Angeles, non molto distante dall'aglomerato urbano. Sono state quasi concomitanti alla notiza della morte di Menghele. Secondo la nostra avanguardia, l'esplosione ha interessato un raggio di circa 50 km, spazzando via qualsiasi forma di vita. Nell'epicentro dell'esplosione sono stati trovate impresse sui pochi muri delle case rimaste in piedi le sagome dei malcapitati, mutanti, appestati o stalloni che fossero, che si trovavano in quella zona.
Il personale che ha fatto ritorno presenta chiari sintomi di avvelenamento radioattivo. Sono stati quarantinati nella speranza che le poche cure che possono essere fornite oltre il confine gli garantiscano almeno un trapasso poco doloroso...
Urania, comunicazione radio. Fine di agosto 2118

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Re: Fried my little brains

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